
Fondipensione e Guerra: Svelato il Piccolo Segreto degli Investimenti nel Settore della Difesa!
2025-03-24
Autore: Matteo
Negli ultimi anni, a causa della crisi energetica scaturita dalla guerra in Ucraina, i fondi pensione europei hanno abbracciato un nuovo e controverso investimento: il settore della difesa. Mentre i combustibili fossili riescono a garantire profitti strepitosi, l’attenzione si è spostata anche sulle armi. Sorprendentemente, anche i fondi ESG, solitamente legati a principi etici, stanno trovando modi per giustificare tali investimenti, sostenendo che finanziare la produzione di armi è un atto a difesa della democrazia. Un’affermazione che, a volerlo, fa sorgere qualche perplessità.
Le nyone compagnie armate europee, come Leonardo, Rheinmetall e Thales, hanno visto un incremento notevole delle loro azioni negli ultimi dodici mesi – rispettivamente del 100%, 203% e 65%. Green light per i fondi pensione? Secondo un rapporto di Bloomberg, questi ultimi stanno rivedendo le loro politiche di esclusione riguardo ai produttori di armi, escludendo motivazioni di profitto e presentando la loro decisione come un contributo al piano di riarmo europeo.
Tra i pionieri di questo cambio di rotta troviamo Stichting Pensioenfonds ABP, il fondo pensione per gli insegnanti olandesi, che ha già fatto significativi investimenti nel settore della difesa e sta progettando di aumentare il proprio sostegno per il piano dell'UE. Anche Pfa Pension, con oltre 120 miliardi di euro gestiti, sta rimuovendo le restrizioni sugli investimenti in aziende produttrici di componenti per armi nucleari.
In Danimarca, stanno aumentando gli investimenti in produttori di armi, comprese quelle definite "controverse", come mine antiuomo e armi chimiche. L'Amministratore Delegato di AkademikerPension, Jens Munch Holst, ha dichiarato che ci troviamo in una "situazione eccezionale" e che la democrazia stessa è in gioco.
In Italia, il dibattito è in pieno svolgimento. Cometa, uno dei principali fondi pensione per il settore metalmeccanico, ha implementato procedure per rispettare la legge del 2021 contro il finanziamento delle armi controverse, senza però escludere investimenti in aziende produttrici di armi convenzionali. Anche Previndai adotta una posizione simile, escludendo solo le armi controverse. Allianz e Intesa Sanpaolo, attivi nel mercato previdenziale italiano, seguono la stessa politica, godendo di una certa libertà nella scelta degli investimenti in aziende di difesa tradizionale.
La vera domanda è: queste scelte etiche danneggiano i fondi pensione e i loro aderenti? Con i mercati che premiano i costruttori di armi, gli investitori si stanno chiedendo se l’attenzione alla profittabilità giustifichi i rischi morali associati a tali investimenti. Proseguirà questo trend o vi sarà un cambio di rotta quando l'opinione pubblica verrà a conoscenza di questi legami? Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti su questa controversa situazione!