Finanze

BCE: "I dazi di Trump peggiori del Covid! Scopri perché"

2025-03-17

Autore: Giovanni

Le dichiarazioni di Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea, rivelano un allarmante scenario economico: non solo i dazi imposti da Donald Trump, ma anche la sua strategia politica, generano un'inaudita incertezza, addirittura peggiore di quella vissuta durante la pandemia di Covid-19.

Durante le sue osservazioni, de Guindos ha evidenziato l'importanza di considerare le variabili attuali che influenzano l'inflazione, sottolineando che la situazione è ancora più complessa rispetto ai periodi di crisi sanitaria.

La volatilità economica è amplificata da un continuo susseguirsi di annunci riguardanti dazi e ritrattazioni, creando un clima di instabilità in cui ogni giorno potrebbe portare a nuovi problemi.

De Guindos avverte: "Il rischio di una guerra commerciale rappresenterebbe una sconfitta globale" con ripercussioni devastanti sulla crescita economica e sull'inflazione.

In questo contesto turbolento, l'Unione Europea è pronta a prendere delle decisioni fondamentali.

Giovedì prossimo, si discuterà di un'iniziativa ambiziosa: la creazione di un'"Unione del risparmio e degli investimenti", un progetto strategico mirato a far confluire i 10mila miliardi di euro attualmente parcheggiati nei conti correnti degli europei verso investimenti produttivi.

Secondo la Commissione Europea, questa iniziativa è cruciale per superare le barriere finanziarie tra gli Stati membri, che attualmente sono paragonabili a dazi del 100% sul mercato interno.

Questo progetto intende anche semplificare l'accesso ai mercati dei capitali per piccole imprese e risparmiatori.

Uno degli strumenti chiave sarà il "conto di risparmio e investimento", un modello innovativo che ha già mostrato risultati positivi, caratterizzato da regole fiscali semplificate e rendimenti favorevoli.

Entro settembre, l'Ue prevede di presentare una proposta legislativa accompagnata da misure per migliorare l'alfabetizzazione finanziaria, dato che solo il 18% degli europei ha competenze elevate in tale materia.

In aggiunta, ci sarà una riforma della direttiva Mifid, che mira a garantire maggiore trasparenza nei prodotti finanziari, accrescendo così la fiducia dei risparmiatori.

Un altro obiettivo strategico è semplificare gli Eltif (European Long-Term Investment Funds), strumenti fondamentali per il finanziamento di progetti cruciali come infrastrutture e innovazione tecnologica.

Inoltre, si sta studiando la facilitazione della quotazione in Borsa delle piccole e medie imprese, eliminando barriere burocratiche per rendere il mercato dei capitali più accessibile.

L'intento finale è creare un ecosistema finanziario che incentivi l'investimento dei risparmi privati nell'economia reale, evitando che una parte significativa dei capitali europei venga investita all'estero.

Le sfide per la realizzazione di un mercato dei capitali unico sono, tuttavia, considerabili immense.

Attualmente, il 70% del risparmio europeo è vincolato in depositi bancari, mentre solo un esiguo 30% finisce nei mercati dei capitali, una proporzione poco accettabile se paragonata agli Stati Uniti.

Inoltre, la profonda frammentazione normativa rende difficile l’accesso degli investitori internazionali.

Al di là dei numeri, la differenza di approccio tra Europa e America è evidente: i fondi pensione americani gestiscono risorse pari al 250% del PIL, mentre in Europa questo dato si attesta appena all’80%.

Questo quadro si complica ulteriormente quando si considerano categorie aggiuntive come le assicurazioni e i risparmi: gli investimenti a lungo termine negli Stati Uniti raggiungono il 450% del PIL, mentre in Europa si attestano solo al 150%.

Ogni anno, circa 300 miliardi di euro dei risparmi europei vengono investiti al di fuori dell'Ue, principalmente negli Stati Uniti, aggravando ulteriormente il divario finanziario e richiedendo una strategia rapida e incisiva per colmare questa lacuna.